Antropologia di marketing – Da “Comportamento d’Acquisto e Comunicazione Strategica”

16 Ottobre 2008

Scorrazzando in rete alla ricerca di argomenti rilevanti per il nostro portale, mi sono imbattuta nell’analisi di un testo che affronta una sfera interessante del marketing, ovvero gli studi antropologici. Ci si interroga su come agisce l’essere umano che compra, i comportamenti d’acquisto che possiamo notare, nonché le motivazioni, e soprattutto come e quando nasce il bisogno di fare spesa e le forze latenti. Diceva bene chi suggeriva che ad ogni azione corrisponde una reazione. In questo caso lo scopo del testo è indagare ancor prima dei comportamenti e delle risposte, le domande alla base che spingono a tale reazione, in grado di costruire un approccio comunicativo realmente efficace. E’ necessario pertanto muoversi in due step: (1)
fare un’analisi approfondita del comportamento umano d’acquisto (2) creare strategie comunicazionali adatte

I temi principali dell’antropologia di Marketing:

Macro-problematiche dell’atto d’acquisto- l’analisi dei comportamenti di acquisto: capire il comportamento dell’essere umano connesso ai consumi personali e agli acquisti aziendali (antropologia del buyer); esaminare come sceglie il cliente, che tipi di acquisti esistono, quali influenze esercitano i gruppi sulle scelte individuali, e altre domande connesse (antropologia di marketing, psicologia dei comportamenti di consumo individuale e aziendale);

- le strategie di comunicazione aziendale olistica centrata sul cliente (comunicazione esperienziale), in particolare (a) gli approcci olistici alla comunicazione, (b) la realizzazione di azioni di comunicazione olistica basate su diagnosi di qualità comunicativa, (c) la strategia dei canali comunicativi, (d) il marketing semantico per la creazione di benefits percepibili.

Le principali competenze di marketing aziendale connesse alla cultura sono collocabili su tre livelli:

  • il marketing antropologico o intra-culturale si occupa di analizzare cosa accade all’interno di una specifica cultura, quali barriere o scudi culturali (cultural shields) esistono, come questi si frappongono all’adozione di un comportamento, quali filtri culturali (frames culturali) e regole non scritte agiscono in background nel condizionare il cliente, il suo comportamento, le sue valutazioni;
  • il marketing cross-culturale si occupa delle “differenze tra culture”, le diversità nei comportamenti, reazioni, modalità di valutazione e di pensiero;
  • il marketing inter-culturale si occupa di cosa accade nel momento di contatto tra culture diverse e di come comunicare o far passare il messaggio attraverso le barriere culturali.

esempio:

Un’azienda farmaceutica interessata ad applicare il marketing antropologico per test di gravidanza nel Far-East, dovrà applicare il concetto ponendosi delle domande, cui cercare in seguito risposte:

Livello intra-culturale: cosa accade se proponiamo un test di gravidanza in India? Quali reazioni avremo? Cosa significa per un’adolescente indiana recarsi presso una farmacia per acquistare un test di gravidanza? É un reato culturale o un comportamento innocuo? Incontrerà barriere comportamentali? É un comportamento accettabile presso la propria famiglia o da nascondere? Come reagiranno gli amici o parenti?

Livello cross-culturale: che differenze esistono nei comportamenti e nei valori associati alla gravidanza tra India e Cina? Cosa è accettabile in un paese, mentre non lo è nell’altro? Che diversi gradi di libertà comportamentale e pressione sociale esistono tra India e Cina? Che diversità di ostacoli incontreremo nel proporre il prodotto?

Livello interculturale: quale messaggio produrre per trasmettere il benefit attraverso la cultura del paese/popolo/gruppo target? Quali errori di comunicazione dobbiamo evitare? Quali sono le trappole e “gaffes culturali” più critiche? Come testare il messaggio sul campo, nelle diverse realtà?

Nei mercati globali occorre comprendere:

  • la reazione ai prodotti cui il mercato o cliente associa valenze valoriali e culturali;
  • la reazione ai messaggi pubblicitari pensati per culture diverse;
  • gli stili di comunicazione interpersonale e le differenze nei modi di comunicare;
  • le tecniche e modalità di negoziazione o trattativa, e come variano tra culture;
  • le modalità di inserimento nelle culture diverse, l’accettazione e adattamento delle aziende e dei manager che vi operano a contatto quotidiano.

Bibliografia: “Comportamento d’Acquisto e Comunicazione Strategica -Dall’analisi del Consumer Behavior alla progettazione comunicativa” Daniele Trevisani (FrancoAngeli Editore) Psicologia di Marketing e Comunicazione” Daniele Trevisani (FrancoAngeli Editore)

Semafori e auto intelligenti in grado di comunicare tra loro

13 Ottobre 2008

Traffico più scorrevole uguale minori tempi di attesa (e migliore qualità della vita), minori consumi di carburante, meno smog: è l’obiettivo che spinge il Comune a potenziare i cosidetti «semafori intelligenti», impianti integrati in grado di gestire i flussi di traffico lungo gli assi viari più trafficati e favorire il passaggio dei mezzi pubblici. Come spiega l’assessore Maria Grazia Sestero (Mobilità), tra la fine del 2008 e i primi mesi del 2009 i semafori di nuova generazione raggiungeranno le 300 unità, oggi sono 150, rappresentando il 50% dei 600 impianti operativi a Torino. La «fase due», analogamente a quella scattata due anni fa, sarà varata attingendo ad un finanziamento europeo di 10 milioni utilizzato dal «Consorzio 5T» anche per altri progetti legati alla viabilità.

Il cardine della nuova tecnologia sono le spire elettromagnetiche annegate qualche centimetro sotto l’asfalto dei percorsi più congestionati. Funziona così: il filo di rame che le compone, di forma rettangolare, reagisce alla massa metallica di ogni auto generando corrente elettrica; questa viene trasmessa ad una piccola centralina, che registra la velocità media delle auto e quindi l’intensità del traffico; la centralina invia i dati al «supervisore», il cervellone del «Consorzio 5T» localizzato in piazza Carducci, che cadenzerà la durata del verde e del rosso di più semafori sullo stesso asse viario. «Il sistema dà la priorità se rileva più auto in coda nello stesso senso di marcia - spiega Sestero -. Garantita la precedenza al mezzo pubblico».

Particolare non trascurabile per migliorare la velocità commerciale del trasporto pubblico (tram e autobus) compromessa dal traffico: 17,1 km/h calcolati da Gtt nel 2007 sulla rete torinese (e nei grossi Comuni della cintura). Il dato ricalca quello del 2006, in leggera diminuzione rispetto agli anni precedenti. Come si legge nell’ottavo Rapporto Annuale su Torino, pubblicato da L’Eau Vive e dal Comitato Giorgio Rota a cura di Luca Davico, la velocità dei mezzi Gtt sulla rete urbana e suburbana è passata dai 18,3 km/h del Duemila e del 2001 ai 18,4 del 2002: 17,8 nel 2003 e nel 2004, 17,2 nel 2005, 17,1 nel 2006.

Da qui il ricorso ad una tecnologia sofisticata e ampiamente collaudata. «Un semaforo ha un ciclo di 120 secondi - ricapitola Biagio Burdizzo, direttore della Divisione Mobilità -. Di norma il verde ne dura 55. In base ai dati che la centralina rileva e gira al “supervisore” i tempi si allungano o si restringono. Il verde potrà durare 40 secondi o rallentare a 70». Conclusione: l’attesa ai semafori diminuisce. Con l’attesa diminuiscono anche le emissioni dagli scarichi delle auto incolonnate. Sono due facce della stessa medaglia che, oltre ai «semafori intelligenti», hanno spinto Torino a scommettere in maniera decisa sulle onnipresenti rotonde.

Una variazione sul tema degli impianti integrati è costituita dai sensori che, agganciati ad una trentina di semafori lungo gli snodi più trafficati, trasmettono in tempo reale anche le immagini del traffico alla centrale dei vigili urbani. Grazie a queste informazioni la polizia municipale è in grado di intervenire nelle situazioni più critiche.

Dopo il semaforo intelligente serve anche l’auto intelligente in grado di comunicare con il mezzo spartitraffico. Passiamo da Torino a Roma, dove dopo la Ford, è la Audi a provarci.

La casa automobilistica entra in una joint venture per sviluppare Travolution un sistema dotato di software che comunica in tempo reale con i semafori e con il guidatore. L’interfaccia Multi MediaIl, nuovo sistema, aiuta a ridurre consumi e tempi di attesa nelle fasi di arresto e di ripartenza. Ciò è utile anche per smaltire il traffico: Travolution è costituito da due componenti, una installata nel veicolo e una al semaforo. All’avvicinarsi al semaforo i due dispositivi comunicano fornendo al guidatore indicazioni sullo stato delle luci, su quanto tempo manca all’accendersi del verde e a quale velocità è consigliabile procedere per superare agilmente il semaforo senza doversi fermare. Il tutto attraverso un display inglobato sulla plancia di comando dell’auto.

I primi test del sistema sono stati effettuati in Germania, città-base della casa automobilistica, dove è stata installata una rete di 46 semafori intelligenti e su due veicoli è stato montata la parte hardware e quella software. Con l’evolversi del progetto, un investimento da quasi un milione e 200 mila euro, il parco auto conterà altre 20 unità, mentre i semafori intelligenti saranno in totale un centinaio.

Il progetto di per sé non è nuovo: a fine agosto era Ford ad annunciare la nascita di un sistema di incroci intelligenti utili ad incrementare la sicurezza stradale. Stando ad alcuni studi è stato dimostrato come la maggior parte degli incidenti avvenga proprio nelle intersezioni stradali. Le case automobilistiche iniziano a puntare moltissimo sui sistemi tecnologici su strada: i semafori sono solo il primo passo. Migliorando le modalità di guida è possibile risparmiare tempo, denaro e vite umane - dicono - riducendo nel contempo le emissioni di gas dannosi per l’atmosfera.

Fonte

Fonte

Due nuove figure da Google: SEO e SEM, definizione e differenze

2 Ottobre 2008

Inauguriamo con questo primo articolo un excursus sulle varie sfaccettature del marketing, partiamo dalle nuove attività derivanti dall’analisi del web marketing, nelle sue parti più viscerali. Si tratta di due nuovi impieghi scaturiti dall’incessante avanzamento di Google, strettamente legati alla promozione di siti internet sui motori di ricerca, azione che andrebbe portata a compimento dopo la pubblicazione degli stessi.
Stiamo parlando di SEO (Search Engine Optimization) e SEM (Search Engine Marketing), dei quali cercheremo in breve di captare definizione e differenze.
Si tratta di un lavoro interessante, si d’accordo ti perdi un po’ nella rete, nel vero senso della parola, porta spesso ad estraniarsi dal resto del mondo, l’orologio entra nel taschino del Bianconiglio per uscirne con lancette lanciate alla velocità della luce: si perde un attimo il senso dell’orientamento e il contatto della realtà, ma credo che sia un modo fantastico per trascorrere il tempo e uno dei lavori più gratificanti.


Seo e Sem
spesso vengono confusi e usati in modo intercambiabile tra loro, ma in realtà si tratta di due metodologie ben distinte ognuno con una propria definizione tecnica e uno scopo ben preciso.

La Search Engine Optimization (SEO), per iniziare, comprende tutte quelle attività messe in atto da un professionista dei motori di ricerca allo scopo di migliorare il posizionamento delle pagine di un sito web sulle pagine dei risultati organici (anche detti risultati naturali) restituite dai motori di ricerca in corrispondenza delle parole chiave ritenute più strategiche. Parole chiave inserite nel numero delle migliaia da operatori “miner” e da coloro che sono semplicemente alla ricerca di qualcosa.
Il professionista che si occupa di Search Engine Optimization viene indicato con il termine di SEO Specialist (o specialista SEO, o consulente SEO in italiano) e le sue attività si concentrano principalmente su fattori di posizionamento “on-site”, cioè elementi riguardanti l’ottimizzazione dell’architettura di un sito, delle sue singole pagine e di tutti gli elementi di contenuto che lo compongono. Lavorare sui contenuti, con una certa oculatezza, selezionando argomenti e parole chiave, rendendo il testo accattivante e utile allo stesso tempo, perché continuerà a lavorare, ad indicizzare anche nel tempo. Creazione di un archivio.

Il SEO studia il comportamento del motore di ricerca, apporta piccole modifiche al sito al fine di renderlo più accattivante per il Motore oltre che per l’utente. Analizza e ottimizza tutti i fattori “on” e “off page” sopra descritti. Il suo è un lavoro assolutamente dinamico, fatto di continui cambi di rotta, un lavoro che non lascia spazio al “tradizionale”, ma che richiede studio e aggiornamento continui. Anche grazie al lavoro del SEO, Internet acquisisce maggiore consapevolezza di quelle che sono le sue potenzialità (Fonte)

Il Search Engine Marketing (SEM), invece, indica l’insieme delle attività di web marketing svolte per incrementare la visibilità e la rintracciabilità di un sito web attraverso i motori di ricerca. Oltre all’attuazione di diverse strategie di Web Marketing per raggiungere obiettivi in termini di reperibilità di un sito internet sui motori di ricerca, si devono valutare, quotidianamente e per un periodo costante di tempo, i ritorni delle singole azioni con appositi strumenti di web analysis. Il SEM Specialist (o specialista SEM, o consulente SEM in italiano) si occupa del posizionamento “off-site”, mirando sugli elementi esterni al sito ma che su di esso hanno un effetto diretto; si occupa altresi’ di pianificare e gestire campagne Pay per Click, di incrementare la link popularity attuando strategie di link building e, come detto, di valutare i ritorni delle azioni intraprese tramite appositi strumenti di analisi.

Come si vede, è facilmente intuibile che le due azioni possono e devono essere coniugate al fine di ottenere un maggior risultato. Lo svantaggio è che spesso il tipo di lavoro, come capita usualmente nel campo del web, viene sottopagato o sottostimato, fino al momento in cui non si vedono i primi risultati. Ciò può, in base alla saturazione del mercato d’interesse e ad altri fattori inerenti, comportare un duro lavoro che richiede anche mesi. La soluzione migliore è quella di un analisi continuativa dell’esperto per almeno 12 mesi.

Fonte

Qui sulla mia t-shirt c’è uno “Spazio disponibile”

24 Settembre 2008

Definizione non convenzionale di Guerriglia Marketing, all’attenzione dei media e degli specialisti del settore da 5 anni. Un excursus attraverso la t-shirt “Spazio disponibile”

T-shirt Spazio disponibile1. Guerriglia Marketing è un insieme di tecniche di comunicazione non convenzionale che consente di ottenere il massimo della visibilità con il minimo degli investimenti
2. Guerriglia Marketing concorre allo sviluppo delle strategie di mercato attraverso la messa in scena di pseudo-eventi concepiti in integrazione all’immagine dell’azienda
3. Guerriglia Marketing sfrutta il bisogno di novità dei mezzi comunicazione e la permeabilità dei suoi meccanismi per promuovere idee, marchi o prodotti
4. Guerriglia Marketing programma e inocula nel sistema media virus mimetici in grado di autoreplicarsi nelle menti dei consumatori
5. Guerriglia Marketing è un processo di dissipazione della fiducia che il consumatore ancora ripone nell’economia nel suo complesso a vantaggio del successo di una singola impresa: la tua


T-Shirt

Spazio Disponibile è la consapevolezza che nella società dello spettacolo il valore economico nasce dalla visibilità pubblica degli individui in libera relazione tra loro.

Non solo le estetiche dell’economia contemporanea vengono forgiate monitorando i luoghi in cui si sviluppa l’innovazione sociale e rubando gli stilemi che nascono nella strada.
Ma una volta che questi stilemi tornano sulla strada trasformati in merci, al consumatore viene chiesto un doppio lavoro.
Spazio disponibile in vetrina Il prodotto è infatti sempre di più un supporto che vivifica continuamente l’identità di marca.
Al consumatore allora non è più richiesto il solo acquisto di una merce piuttosto che un’altra e non è neppure più sufficiente che aderisca ai valori che la marca propone.
Oggi quello che l’economia chiede al consumatore è un lavoro ulteriore: la collaborazione non retribuita alla diffusione del brand attraverso l’esposizione del logo sul prodotto.
Spazio Disponibile è uno stigma sul corpo del consumatore, è il modo in cui la marca vede i suoi clienti: come mezzi di comunicazione che a differenza degli altri sono disponibili a titolo gratuito.
Guerrigliamarketing.it ha deciso di andare oltre la logica puramente negativa del NoLogo e di lanciare una campagna di ribaltamento dei rapporti di forza tra marca e consumatore.
Spazio Disponibile è il grado zero della pubblicità che diventa logo. Un logo da utilizzare su magliette e oggetti di uso comune per affermare il valore produttivo del consumo.
E’ un invito a non lavorare gratis, l’indisponibilità ad accettare di pubblicizzare alcun marchio senza un equo onorario.

Paghi quando lo compri. Fatti pagare quando lo indossi.

Fonte

Come riciclare gli oggetti impossibili

24 Settembre 2008

Una sveglia in alluminioLa Gran Bretagna sta facendo progressi nel campo del riciclaggio degli oggetti più comuni. Ma cosa succede ai prodotti che non rientrano nei normali paini di raccolta differenziata? Se da un lato i programmi di raccolta porta a porta aiutano a semplificare e uniformare la separazione dei rifiuti, dall’altro, molti oggetti restano fuori dai cassonetti della differenziata.

Una lettrice britannica ha chiesto come può smaltire un mazzo di chiavi che non le serve più. Le è stato consigliato di buttarlo in un cassonetto per rifiuti metallici misti oppure di spedirlo a keys forkidness.com, un’associazione che ricicla chiavi e manda il ricavato a enti di beneficenza.

Sveglie pericolose e inutili
Si prevede che tra non molto il numero delle sveglie elettriche abbandonate nei rifiuti crescerà in modoUna vecchia videocassetta allarmante. Sostituite dai telefonini con la funzione di sveglia, sono diventate ufficialmente “rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche” (cdcraee.it) cioè, rifiuti elettronici che vanno consegnati alle strutture destinate alla loro raccolta, dove ci si occupa di smontarle in condizioni di sicurezza. La Wombling (wombling.org.uk), una società dell’East Anglia, ritira piccole apparecchiature elettriche per rimetterle a nuovo e rivenderle, oppure le smonta per riciclarne le componenti.

Collant di nylonSmaltimento delle videocassette
Una delle domande più frequenti riguarda lo smaltimento delle videocassette. Sono un problema perché la cassetta, essendo di plastica, può essere riciclata, il nastro invece no. Keymood (keymood.co.uk) ricicla i nastri delle videocassette, ma chiede un contributo per le spese dello smaltimento in discarica: quindici sterline (18,44 €) per 50 videocassette, venti sterline fino a 140 pezzo. Il riciclaggio di dvd e cd è gratuito.

Collant di Nylon smagliati
Con l’arrivo dell’estate a volte ci si accorge di avere cassetti pieni di collant smagliati: è inutile sperare di recuperarli! Tights-please raccoglie collant vecchi o smagliati e li invia all’Addis Abeba fistola hospital che accoglie le donne colpite da fistola post parto. Potete inviare le vostre vecchie calze di nylon a Ethiopia tights appeal, Tightsplease, 2nd Floor Albion court, 18-20 Frederick street, Hockley, Birmingham B1 3HE, United Kingdom.


Asciugamani e teli logori
Gli armadi di molte famiglie spesso sono stracolmi di teli e asciugamani lisi e logori e lo stesso vale per le lenzuola. Tutti i manufatti tessili dovrebbero essere riutilizzati per esempio come stracci, finché è possibileAsciugamani di cotone farlo. Siamo abituati a trattare il cotone come un prodotti economico e di poco valore, eppure basta considerare il suo impatto ambientale e sociale, per capire che è vero il contrario. Non è ancora possibile recuperare e rigenerare le fibre su larga scala. Ma ci sono società, come Lm Barry (lmb.co.uk), che ritirano e riciclano ogni tipo di prodotto tessile. Gran parte delle lenzuola e degli asciugamani è tagliata a brandelli e striscioline e usata per fabbricare strofinacci industriali per i pavimenti. Una fine un po’ ingloriosa, direte, ma è pur sempre meglio della discarica dove finiscono i prodotti tessili che non vengono riciclati.

Fonte: Ethical living, rubrica del settimanale “Internazionale”

Dave McKean a Guardiagrele

15 Settembre 2008

Una segnalazione che crediamo possa interessare a molti appassionati “visual-graphic-fumettari-cinematografari” …
a Guardiagrele, dal 25 al 28 settembre, ci sarà Dave McKean.
Ospite del Matita Film Festival.
Due i momenti che lo vedranno protagonista al Cinema “Garden”: - sabato 27 settembre alle 21, con la presentazione e il commento di “Mirror Mask”
- Domenica 28 settembre alle 18, per il “Talking about Animation”, insieme con Stephen e Timothy Quay, Keith Griffiths (il produttore dei Quay), e Thomas Martinelli (esperto di grafica, fumetto e animazione; giornalista del Manifesto). Per altre info visitate il sito ufficiale del festival … www.matitafilmfestival.it

Napoli, la macchinetta che ricicla e ragala caffè

12 Settembre 2008

L’iniziativa napoletana per incentivare il riciclo

A Napoli si sa, è sacra: parliamo della tradizionale tazzina di caffé cui è difficile rinunciare. Per questo un gruppo di giovani imprenditori locali ha messo in piedi un’idea geniale: una macchinetta che raccoglie bottiglie di plastica e lattine e che in cambio regala un caffé. Così se si portano a riciclare 30 bottiglie di plastica e lattine si ha il premio. Per ora si trova solo in Via Filangeri, 75. Le macchinette sono dotate di un dispositivo anti-frode che impedisce che siano immessi altri materiali. L’Idea è di una giovane azienda napoletana la RDItalia che le affitta agli enti e ai privati. Per cui sindaci campani ( e non solo!) siete stati informati!

Ricicli? Un caffé pagato! A Napoli, terra non solo di proteste e barricate, ma anche di inventiva e marketing. Mentre le istituzioni si adoperano per continuare ad alimentare i business dei rifiuti tossici e degli inceneritori, c’è chi invece si dà da fare in senso contrario.
La “RdItalia”, società napoletana leader nel settore ha installato a Napoli, accanto ad un bar, una macchina che raccoglie bottiglie di plastica e lattine di alluminio.

Al termine dell’inserimento, la macchina rilascia un ticket con il numero delle lattine conferite. Al raggiungimento di 30 lattine e/o bottiglie di plastica complessive, presentando gli scontrini alla cassa del bar si ha un caffè in omaggio.
Grazie al software di cui è dotata la macchina è possibile memorizzare e accreditare su una smart card il quantitativo raccolto da ogni singolo utente.
L’incentivo è definito con l’Ente o il Privato che noleggia le macchine, può variare da sconti o raccolta punti da utilizzare in punto vendita dove vengono installate alla riduzione sulla tassa dei rifiuti o ad altri sconti su servizi comunali quali trasporto pubblico e parcheggi a pagamento.

Il materiale raccolto viene successivamente conferito ad una azienda della provincia di Caserta, la Erreplast, che provvede al riciclo del materiale. “Questi punti di raccolta sono molto diffusi negli altri paesi Europei - afferma Antonio Di Palma della RdItalia - e credo che sia una soluzione d poter adottare su larga scala anche a Napoli. Se messi in condizione di poterlo fare i cittadini sono pronti a fare la loro parte per la raccolta differenziata e l’iniziativa sta avendo un grande successo”.
La macchinetta installata non compatta il rifiuto, e per questo può raccogliere un limitato numero di bottiglie e viene quindi svuotata anche 3 volte al giorno da Tiziana, l’hostess che è a disposizione per qualsiasi tipo di aiuto accanto alla macchinetta. Intanto l’azienda ha già pronte altre macchine che possono arrivare a raccogliere un totale di oltre 40.000 unità al mese tra lattine e bottiglie.

Prossimamente ne saranno installate altre 12 e anche un cinema nelle vicinanze adotterà questa macchinetta, probabilmente offrendo come incentivo biglietti gratis.
La macchina funziona dalle ore 9 alle ore 22 dal Lunedì al Venerdì, mentre il Sabato e la Domenica l’orario si prolunga sino alle ore 24.

VALORE AGGIUNTO DEI SERVIZI

Rispetto ai tradizionali sistemi di raccolta, tali dispositivi permettono, grazie all’ incentivo riconosciuto, di incrementare la partecipazione dei cittadini garantendo un aumento esponenziale del volume di materiale raccolto per via differenziata. La tecnologia avanzata ed intelligente di cui sono dotati questi dispositivi permette di rendere il servizio offerto unico nel suo genere: fare della differenziata un guadagno per tutti, per l’ambiente, per i comuni, per gli enti privati e soprattutto per i cittadini.

Le macchine infatti identificano il cittadino, riconoscono il materiale conferito tramite sistema di rilevamento a sensori, lo selezionano, lo compattano e lo smistano infine negli appositi contenitori. Erogano l’ incentivo in tempo reale tramite ricevuta o accredito su tessera magnetica. Sono inoltre collegate ad una centrale che controlla lo stato delle macchine, ne rileva i dati sui conferimenti e registra lo stato di riempimento segnalando il momento per lo svuotamento dei contenitori.

Con questo sistema, il cittadino s’impegna attivamente per l’ambiente e costruisce un futuro migliore; riceve un benefit personale. Il comune migliora l’arredo urbano, meno rifiuti da raccogliere per strada, incrementa e raggiunge le percentuali prescritte per la raccolta differenziata, risparmia sui costi di trasporto, di selezione e di ingombro in discarica. I privati aumentano e fidelizzano la propria clientela, diffondono e fanno distinguere il proprio marchio.

I materiali vengono separati eliminando quindi la necessità di differenziare i rifiuti a casa e di sottoporre i materiali a processi di selezione nei centri di raccolta, e successivamente compattati, riducendo il materiale raccolto del 30% il volume occupato in discarica. Ridotti inoltre i costi di trasporto.

Sono poi le macchine stesse a segnalare quando è stata raggiunta la capienza massima dei contenitori e a indicare il momento in cui bisognerà procedere allo svuotamento delle macchine, riducendo tempi e costi logistici.


Fonte1

Fonte2

Riciclarte - Artisti differenziati per il trash

3 Settembre 2008

R.Mutti - OrinatoioI rifiuti costituiscono un vero e proprio mondo, complesso e simmetrico a quello delle merci: un mondo che, dietro lo specchio in cui la civiltà dei consumi ama riflettersi e prendere coscienza di sé, ci restituisce la natura più vera dei prodotti che popolano la nostra vita quotidiana .

I rifiuti della società industriale, e in maniera del tutto particolare quelli della civiltà dei consumi, sono in qualche modo il rimosso di quell’attività sistemica di rapina e di spreco delle risorse della terra su cui si fondano[…]. (tratto da “Un mondo usa e getta”,Guido Viale, 1994).

Da oltre un secolo la possibilità di fare arte con materiale di recupero è stato motivo di spiazzamento sul comune senso dell’opera d’arte, ma anche di riflessione. Gli artisti, da sempre portavoce dei mutamenti sociali hanno manipolato materie già vissute, detentrici di una storia che, - come tutte le storie – hanno un destino ineluttabile…la fine. Attraverso un ripensamento della materia questi oggetti ormai in disuso ritornano a vivere, acquistando persino un nuovo valore estetico.

La trash art, ovvero la pratica del fare arte utilizzando l’immondizia, non è una vera e propria corrente artistica, ma sono tanti gli artisti che hanno fatto questo tipo di esperienza. Da i “divertissements” futuristi alle più provocatorie e dissacranti proposte dada, dai lavori di valore più antropologico, sociologico ed ecologico degli anni Sessanta e Settanta fino ad arrivare all’esperienze catastrofiste dei giorni nostri.

Fonte

R. PECCOLO - RifiutINarte

Negli ultimi dieci anni sono state fatte molte mostre d’arte moderna, anche museali, concentrate sul tema del rifiuto urbano e del come molti artisti moderni riutilizzino questi “cascami”; ( con una società contemporanea quale la nostra, sempre più incanalata verso il consumismo e quindi costretta quotidianamente a praticare il rigetto degli avanzi, la materia prima per gli artisti abbonda!).
Le mostre più famose, tra le tante, furono “Trash: quando i rifiuti diventano arte” curata da Lea Vergine per il MART di Rovereto e quella a Palazzo Forti di Verona ”Dadaismo Dadaismi” in cui il curatore Giorgio Cortenova ricostruiva un percorso storico sul tema.
Tempo fa io stesso nella provincia bresciana ho organizzato in quattro immensi spazi -tutte exfabbriche
della zona, cotonifici, acciaierie restaurate e recuperate all’uso per eventi culturali -e anche questo fatto aveva creato un significativo legame tra le opere esposte e il loro contenitore-, una rassegna sul tema di un’arte costruita attraverso il ri-uso, il riciclaggio degli oggetti trovati di cui gli artisti si appropriano per poi riutilizzarli nelle proprie opere. Già il titolo della mostra pretendeva di essere indicativo “Rifiuto Riusato ad arte”. Una rapida panoramica in cui avevo riunito opere di artisti più anziani, già operativi negli anni tra il 1950 e 1960, insieme, e quindi anche a confronto, con le opere di altri artisti di una o due generazioni più giovani. E nell’Antico Mulino di Gavardo avevo esposto una sezione di fotografi che durante gli anni ‘60/70 avevano scelto come tema delle loro foto le discariche urbane.

Come abbiamo visto un modo di lavorare che nell’Arte Contemporanea viene da lontano e i cui progenitori storici riconosciuti sono stati gli artisti “Dada” operanti negli anni del primo dopoguerra, tra il 1912 e 1930. Allora si trattava di oggetti accumulati e riassemblati con intenzioni dissacratorie contro la stessa idea, ancora romantica, di ”Arte” e quindi oggetti che volevano costringere lo spettatore ad una reazione. E, come previsto, questa era, appunto, spesso di ripulsa o di negazione. Eppure l’introdurre in una Galleria o Museo una ruota di bicicletta o un attaccapanni o, nel caso ancora più estremo ed eclatante, un orinatoio da cesso (intitolandolo “R. Mutt”-fontana-), costringeva il Kaprow  - Martha Jackson Gallerypubblico dell’arte ad interrogarsi sul concetto di “Arte”; sulla stessa funzione e ricezione di un’opera d’arte nella società e sul suo funzionamento in quanto “oggetto” carico di simbologie e di significati.

Nella mia rassegna avevo scelto artisti che utilizzavano pur sempre oggetti accumulati e riassemblati che non si arrestavano sulla soglia della semplice ricollocazione e dello piazzamento ma che entravano nell’ambito dell’opera. Gli stessi oggetti erano scelti e utilizzati per il loro colore o perché forme già pronte che sostituivano, o depistavano, altre troppo riconoscibili. Infatti si vede, nelle opere di questi artisti a noi più vicini, una relazione che discende dai lontani progenitori Dadaisti ma poi subito dopo, come padri da poco ripudiati, si sente ancora la stretta relazione con le opere dei Nouveaux Realistes francesi degli anni ’60 (artisti come Arman, Cèsar, Tinguely, Rotella, ecc.). Negli oggetti trovati e ricreati i Novorealisti avevano modificato molte cose in confronto all’uso che ne facevano i Dadaisti, sia riguardo alla realizzazione dell’opera che nell’atteggiamento di fondo. C’è una frase di Arman che mi aveva colpito molto e che chiarisce bene la differenza: “un bullone dà di se un’immagine, cinquecento bulloni messi dentro una scatola trasparente tutti assemblati insieme, un po’ alla rinfusa, me ne danno un’altra; anzi l’insieme esalta forme o figure che non avevo nemmeno previsto, ma che ritrovo nel momento in cui le vedo”.

La recente generazione, nelle opere o negli assemblaggi che realizza, non usa più soltanto degli oggetti, piantati lì, accomodati o accumulati alla rinfusa, ma ne modifica e varia l’insieme, fa fare alle cose assemblate dei percorsi, spesso ne reinventa lo stesso immaginario. Giocando tranquillamente e ironicamente sull’insieme, con uno sguardo più attuale e disincantato, ormai lontano dal feticismo dissacrante del Dadaista. Questo rende il loro lavoro particolarmente coinvolgente e fruibile al pubblico.

Perciò è stato con vero entusiasmo che ho accettato, quando l’amico Davide Scarabelli mi ha invitato a collaborare con lui per l’iniziativa che stava organizzando del Primo Simposio Internazionale d’Arte con Materiali di Riciclo “rifiutINarte”, per il Comune di Prignano sulla Secchia, e ho invitato gli artisti italiani e stranieri che conoscevo e il cui lavoro trovavo inerente al tema proposto dalla rassegna. Tutte le opere degli artisti invitati erano categoricamente su questo tema: il riutilizzo dei rifiuti urbani, o industriali, nelle loro opere e ognuno di loro ha lavorato riutilizzando molti materiali che provenivano dal circondario. I risultati di questi lavori, le opere da loro create, si sono integrate nell’arredo urbano del paese e del paesaggio e fanno ormai parte del patrimonio della cittadinanza. Sperando che stimolino nell’osservatore il suo senso estetico oppure la sua reazione critica; avranno in ogni modo assolto alla loro funzione principale.

Fonte

100% alluminio e acciaio riciclati

28 Agosto 2008

Linguette di lattine che diventano moda e posate trasformate in creativi soprammobili

Due storie viste coi miei occhi sulle bancarelle delle feste paesane che mi porto dietro dall’ultimo soggiorno estivo nelle terre salentine.

Il primo è il racconto di recyclarte, che trasforma le linguette di alluminio delle lattine usate in accessori moda. Prodotti fatti a mano che recuperano al 100% pezzi di alluminio che altrimenti andrebbero nel dimenticatoio. E perchè mai se mani sapienti sanno ricavarvi borse, magliette, braccialetti, portamonete e cinture? E ancora, se possono contribuire all’autosostentamento delle famiglie povere delle Favela?

Dione, artigiana, e Luca, web designer, spiegano come è nata. “Questa idea mi era venuta già 5 anni fa, ma non avevo materiale a disposizione per poter cominciare” racconta Dione, “un bel giorno mi misi a raccogliere linguette di lattine riciclate tanto quanto bastavano per creare una borsa: non ho più smesso!!”. “All’inizio ero scettico” confessa Luca, ” ma poi ho capito le potenzialità recyclarte. Mi sono messo a fare ricerche di mercato e ho creato il marchio dei nostri accessori”.

Con base in Puglia, lo studio di Recyclarte collabora direttamente con l’associazione brasiliana Preta Linda per la progettazione usando le tecniche tradizionali dell’uncinetto e delle linguette di alluminio riciclate. le stesse vengono raccolte, lavate, disinfettate e selezionate. La creazione limitata consente la realizzazione di pezzi unici da collezione in un mondo che tende fondamentalmente alla globalizzazione. I lavori sono inoltre protetti da brevetto internazionele e disponibili in diverse forme e colori.

La seconda avventura è quella dell’artista Quky, sognatore artigianato, che piegando cucchiai, forchette, bulloni e tappi di conserve, crea simpatici soprammobili in acciaio, ai quali sono abbinati brevi aforismi o pensieri con la firma dell’autore. Gli stessi sono utilizzabili anche come porta candele come recita una scritta: “Prima venivo usato, ora porto la luce!”.

I messaggi spesso raccontano la vita dei materiali stessi, descrivendone il percorso e il nuovo utilizzo, altre volte fanno riferimento alla terra in cui sono nati, la Puglia. I cartelli tenuti in mano dagli omini stilizzati in acciaio sintetizzano il senso dell’incedere di ciascuno, che tra la miriade di informazioni, troverà sicuramente lo slogan più adatto a sè.

Ecco uno particolarmente adatto al caso: “La vita non finirà mai di stupirci!”

Accomodatevi… l’autobus sta arrivando!

31 Luglio 2008

Per la serie: le idee che non muoiono mai! Dal lontano 2006 con furore.

Il bus stop non è più un luogo freddo dove aspettare soli nella moltitudine l’autobus di turno (a volte, in alcune città, “sperando” addirittura che arrivi!).

Sappiamo che ormai è anche un luogo dove comunicare con chi è lontano e si trova nel tuo stesso “momento di vita”. Ma non solo…
Il bus stop è oggi anche un ottimo angolo di strada dove riposarsi e rilassarsi in assoluta tranquillità. Semmai, proprio su un comodo divano!

Non è fantasia, e neppure delirio. Ma realtà, grazie alla pubblicità! E’ la campagna ideata da Ikea ed ambientata ad Istanbul sotto le pensiline delle fermate dell’autobus…

Impattante e funzionale, per chi la vive è sicuramente un’esperienza da raccontare agli amici, non pensate?

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